Giorgio Gerardi

Intervista con London Director Awards

Il tuo progetto è entrato nel nostro festival. Di cosa tratta il tuo progetto?
Il video presentato fa parte del progetto “Clouds” iniziato nel dicembre 2019. Sono nuvole in movimento, che ho rielaborato con effetti e variazioni di colore e a cui ho aggiunto una semplice colonna sonora realizzata da me. Le nuvole sono un argomento che mi ha sempre affascinato. Sono qualcosa che cambia costantemente, per ricordarci del continuo divenire della realtà, in cui nulla è immobile; l’oggi è già diventato ieri e il domani è diventato oggi, tutto in continua trasformazione, in continuo cambiamento. Le nuvole sono qualcosa che non ha forma propria, ma cambia momento per momento, in modi sempre diversi e irripetibili. Sono leggere, sfuggenti. Non possono essere afferrate, non possono essere toccate, rimangono qualcosa di indefinito. All’inizio di questo progetto ho utilizzato il mezzo fotografico; ho prodotto molte serie, a colori e in bianco e nero, ed è solo da un anno che ho iniziato a fare video.
Quali sono le tue ambizioni con il tuo progetto?
Desidero di far conoscere il mio modo di utilizzare le immagini (statiche e in movimento); e sto cercando una mia linea, un mio stile, e penso che aver fatto questo e altri video sia stato un passo in avanti nella mia analisi.
Dicci qualcosa sulla tua ripresa? Che cosa ti ha piacevolmente sorpreso?
Sono contento di esser riuscito a fare un video che mi piace. Non pensavo di essere in grado di farlo. Per il montaggio e gli effetti ho usato DaVinci Resolve, di cui ho imparato le funzioni base in poco tempo; è stato più facile di quanto pensassi.
Per quale gruppo di spettatori è destinato il tuo film?
È destinato a un pubblico che ama l’arte contemporanea, soprattutto a quelle persone che sono interessate alla video arte e alla sperimentazione dei mezzi visivi.
Perché i distributori dovrebbero acquistare il tuo film?
Non penso che i distributori potrebbero essere interessati ai miei video, non vedo quale vantaggio potrebbero averne, visto che sono destinati ad un pubblico limitato e particolare.
Ritengo che i video siano destinati a mostre, a manifestazioni artistiche e a gallerie d’arte.
Come specificheresti il tuo lavoro? Cosa caratterizza il tuo film?
Penso che il mio lavoro sia di nicchia, di sperimentazione, e quindi non può avere un pubblico numeroso.
Dopo molti anni ho ripreso una mia ricerca che avevo incominciato molti anni fa; e ho usato il mezzo fotografico. Il file digitale permette rielaborazioni che erano impensabili con la vecchia pellicola. Nelle prime serie del progetto “Nuvole” ho iniziato a soffermarmi sulla stessa immagine, prima variandone l’esposizione, i toni e il contrasto, i colori, poi ingrandendola e soffermandomi su singoli dettagli, che altrimenti si sarebbe persi nella totalità della fotografia. Così ho continuato con questa tecnica, entrando sempre più nei particolari.
Nei miei video non entro nei dettagli, ma presento la stessa scena (nuvole, acqua) nella quale i colori cambiano in continuazione.
Le costanti di questo metodo di lavoro sono la ripetizione e la differenziazione nella ripetizione. In questo mi hanno molto ispirato musicisti americani, come Philip Glass e Terry Riley.
Perché hai deciso di diventare un regista?
Non mi ritengo un regista nel senso classico del termine, non ne ho le conoscenze e le capacità. Penso di essere un assemblatore di immagini e di spezzoni di file.
Chi è il tuo modello?
Agli inizi della mia ricerca, molti anni fa, sono rimasto affascinato dalle Avanguardie dell’Ottocento e del primo Novecento, dal Minimalismo e dall’arte Concettuale. Tra i vari artisti, potrei citare Cezanne, che ha fatto più volte la montagna Sainte Victoire, presa dalla stessa angolazione e ridotta via via a forme sempre più geometriche, quasi astratte. Quindi, ripetizione e differenziazione. Da non dimenticare Duchamp, padre di quella che sarebbe stata chiamata Arte Concettuale cinquant’anni dopo. Tra i fotografi che mi hanno influenzato ci sono Man Ray, László Moholy-Nagy, Ugo Mulas, Franco Fontana, Luigi Ghirri. Ho avuto la fortuna di poter assistere alle proiezioni di film surrealisti di Bunuel e Dalì, e mi sono piaciuti i primi film di video arte (Nam June Paik) e quelli di Andy Warhol, tra tutti Empire, che riprende per 6 ore e mezza l’Empire State Building.
Quali film preferisci? Perché?
Tra i film tradizionali preferisco 2001 Odissea nello spazio, Blade Runner, Forrest Gump. 2001 Odissea nello spazio mi piace per la dimensione mistica, Blade Runner per la proiezione in un futuro che non è così impossibile come potrebbe sembrare, Forrest Gump per la semplicità con cui viene raccontato un pezzo di storia del Novecento.
Da non tralasciare Metropolis, di Fritz Lang, con le sue atmosfere cupe, e Il settimo sigillo, di Bergman, che ho visto in televisione quando ero bambino.
Dove cerchi ispirazione per i tuoi film?
Nella quotidianità, nelle cose di tutti i giorni, in ciò che mi circonda. il mio lavoro consiste nel lavorare per progetti, in questi anni oltre a “Clouds”, ho portato avanti “Details”, “Leaves”, “Daily”; ultimamente sto lavorando su “Water”.
La mia ricerca mi porta a sperimentare vari medium, e tra questi il video.
Quali argomenti ti interessano di più?
La sperimentazione, il produrre cose che fanno dire alle persone “cos’è, cosa significa?”, anche se a priori io non voglio dare un significato. O meglio, spero che lo spettatore ci veda qualcosa, e trovi il significato che lui stesso vuole.
Qual è il tuo più grande successo nella tua carriera?
I risultati che ottengo di volta in volta, anche dopo molto tempo.
E le volte in cui ciò che faccio acquista valore, facendo sparire il dubbio che il mio lavoro non abbia senso.
Cosa consideri più importante delle riprese?
Le riprese di un soggetto sono marginali nel mio lavoro; le cose più importanti sono il progetto sul quale sto lavorando e la manipolazione del file video, che lavoro per ottenere un risultato finale che mi piaccia.
Quale tecnica di ripresa consideri la migliore?
I miei video sono statici, con un angolo di ripresa abbastanza stretto. Non posseggo una cinepresa, utilizzo prevalentemente la GoPro e la macchina fotografica.
Come valuteresti/Qual è la tua opinione sull’attuale produzione cinematografica?
Non ho una opinione ben precisa.
Cosa può deluderti in un film?
La superficialità della trama.
Chi ti sostiene nella tua carriera cinematografica?
Nella mia ricerca artistica mi sostengono la mia famiglia e i miei amici
Quali sono le reazioni al tuo film? (opinione di spettatori, critici cinematografici, amici e familiari)
Ho partecipato ad alcuni video mapping, a Montreal e in Finlandia, e i miei video hanno ricevuto applausi, e quindi sono piaciuti.
Hai già visitato uno dei prestigiosi festival cinematografici?
Ho iniziato quest’anno a proporre i miei lavori.
Quali sono i tuoi piani per una carriera cinematografica?
Non sono interessato ad avere una carriera cinematografica; il mio obiettivo è continuare nella mia ricerca artistica.
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